Qualcos'altro su Angelo Marenzana

«Se parliamo di me come scrittore direi che sono uno con la voglia di raccontare storie e cerco di farlo nel modo più lineare possibile, senza ricerche stilistiche particolari. La mia sfida, ogni volta, è quella di arrivare ad una scrittura capace di produrre atmosfera (in cui possa trovare un suo coinvolgimento anche lo stesso lettore), di sviluppare un mondo fatto di sensazioni, odori e quant’altro, entro cui far muovere a mio piacimento personaggi e vicende. Un po’ come un viaggiatore che al ritorno si lascia cullare dalla memoria delle cose fatte e vissute, con la voglia di comunicarle agli altri, magari per raccontarle ancora a se stesso, quasi a fissarle, a gustarle, per il timore che le emozioni provate e le cose viste possano sfuggire.
Una caratteristica delle mie storie (spesso) è il loro legame storico e sociale ben preciso. Ambientazioni in epoca fascista o negli anni appena successivi la caduta del regime. Come pure per gli avvenimenti (soprattutto anni ’60 e ’70) che hanno caratterizzato la storia d’Italia dal dopoguerra attraverso il loro intreccio tra malavita, politica, terrorismo, finanza, ecc… oppure storie di migranti, dove (spesso) il ruolo principale è rivestito da figure femminili.
E cerco di muovermi attraverso l’impianto narrativo come un attore che recita una parte e si immedesima in emozioni e sensazioni (più che in idee) magari vissute da personaggi molto diversi culturalmente. Utilizzando molto lo strumento della memoria, intesa soprattutto come informazioni orali, quelle che non trovi in alcun libro, ma solo nelle chiacchiere ascoltate e tramandate. Così, di solito, sono nati racconti e romanzi a metà tra l’avvenimento reale e la re-interpretazione personale.»